Tentano di rubare reliquie P. Pio: vetro blindato impedisce furto
Alcuni ladri hanno provato a rubare una teca in oro massiccio, all'interno di una cappella del cimitero di San Giovanni Rotondo, nel Foggiano. All'interno dell'urna c'erano oggetti che sono appartenuti a Padre Pio. Il tentativo di furto è andato a vuoto perché i malviventi si sono trovati davanti a un vetro blindato che protegge la teca.
Dopo aver sfondato una finestra, i ladri sono entrati nella cappella, larga circa tre metri e lunga circa cinque e protetta da una cancellata. Giunti all'interno, hanno cercato di rompere la teca con un oggetto appuntito riuscendo solo a scalfirlo. Impossibilitati dal vetro antisfondamento che ricopre il cofano sacro, sono infine fuggiti.

Le reliquie custodite nella cappella sono costituite da alcuni capelli, una garza che avvolgeva il costato insanguinato e un paio di guanti. I resti del frate con le stimmate sono dallo scorso 19 aprile nella chiesa inferiore del santuario a lui dedicato, ideato dall'architetto Renzo Piano, dopo il trasferimento dalla chiesa di Santa Maria delle Grazie.

I carabinieri del comando provinciale stanno indagando sull'accaduto. In un'altra cappella dello stesso cimitero sono custodite le tombe dei genitori di Padre Pio, di un fratello e di altri familiari.

Cappuccini: "Ladri attratti dalla teca d'oro"
I frati cappuccini della provincia religiosa di Sant'Angelo e Padre Pio "escludono" che il tentato furto "sia un atto sacrilego". Lo sostiene Stefano Campanella, direttore di Teleradio Padre Pio, a nome dei frati. "Se avessero voluto agire in questo senso avrebbero potuto colpire le tombe dei genitori, del fratello e del direttore spirituale di San Pio, che hanno un valore simbolico più forte. Quelle reliquie - precisa Canpanella - non provengono dalla recente esumazione. Si tratta di una pezzuola che padre Pio utilizzava per tamponare le ferite del costato e di una ciocca di capelli che il suo barbiere aveva conservato. Entrambe sono state sistemate in quella teca nel 2001 quando la cappella fu consacrata. Entrambe non sono commerciabili. Probabilmente i ladri - conclude Campanella - sono stati attratti dalla teca bagnata in oro che forse ritenevano di oro massiccio e comunque il vetro antisfondamento li ha fatti desistere".