Alberto Forgione
Fulgido e valente personaggio sturnese fu Alberto Forgione, nato da un’antica famiglia di professionisti il 2 giugno 1902 e precocemente rimasto orfano del padre Eugenio, esperto farmacista. Costretto, per motivi economici, ad abbandonare gli studi ginnasiali, sopportò con serena rassegnazione le ristrettezze finanziarie della famiglia, che un tempo era stata splendida, senza mai deviare dai principi morali e religiosi che gli erano stati inculcati. All’età di venti anni, andò militare nell’Italia Settentrionale, quindi emigrò per Napoli e, successivamente, per Roma, occupando sempre posti di primaria importanza, per le sue spiccate doti organizzative. Fu, infatti, direttore dell’albergo "Universo" a Napoli e dell’albergo "Corso" a Roma, entrando nel 1940 nei Sindacati Agricoli, ove venne nominato ispettore di zona nelle province di Avellino, Agrigento, Brescia, Bari e, successivamente, fu nominato ispettore della zona di Teora. Con l’avvento della Repubblica e della Democrazia, diede inizio alla sua attività politico-amministrativa, schierandosi subito dalla parte dei lavoratori e degli umili. Identificò i suoi ideali in quelli del Partito Socialista Italiano. Nel 1946, fu chiamato dalla Lega Agricola di Sturno a capeggiare la lista amministrativa e, senza esitazione, lasciando anche l’impiego statale, accettò. Nel novembre dello stesso anno 1946, ottenne la prima vittoria amministrativa con il contrassegno del “Gallo”, simbolo che ha conservato per le successive cinque elezioni. Ha ricoperto la carica di sindaco fino al 10 gennaio 1973, giorno della sua morte. Durante il suo impegno amministrativo, ha iniziato e, in parte, completato l’opera di trasformazione di Sturno, con l’esecuzione di innumerevoli lavori pubblici. Tra i suoi meriti vanno segnalati, in particolare, quello di aver fatto estendere al comune di Sturno i benefici della legge sul terremoto e quello di aver ammesso a godere numerosi cittadini sturnesi del bene prioritario della casa. La scomparsa di Alberto Forgione ha prodotto un vuoto incolmabile nel popolo sturnese, ma la sua memoria si perpetua attraverso le sue opere, testimonianza di una vita spesa per gli interessi ed il bene della collettività.