Ogni popolazione, di qualsiasi angolo sperduto del nostro Pianeta, è legata alle proprie tradizioni. Esse affondano le radici nelle origini, nei costumi, negli usi o semplicemente nelle giornaliere attività artigianali e/o artistiche. Sturno, comune relativamente giovane per autonomia politica, di tradizioni non è che ne vanti molte; l’unica attività largamente diffusa per lunghi decenni è stata quella del musicante bandista, che, come già detto nei precedenti articoli, ha ricoperto un ruolo di enorme rilievo nell’economia del paese. Attività che, contrariamente a quanto accade altrove, nel nostro amato paese, non è divenuta “tradizione”, e quella che poteva essere per gli sturnesi motivo di orgoglio e di vanto è diventata una sorta di tabù, di cui quasi più nessuno vuol sentir parlare, perché argomento non consono alle abitudini dell’ odierna società. Principalmente per questo motivo e nella speranza di sensibilizzare i nostri giovani al recupero di questa tradizione che, ripeto, non necessariamente deve comportare la pratica dello strumento musicale, voglio rendere nota, per coloro che non la conoscessero, la storia della nostra gloriosa “Banda”.
Ebbene essa fu fondata nel 1860 dal maestro Vito Moccia. Nei suoi primi quarant’anni di vita non ebbe divisa né dispose di un repertorio scelto. Come tutti gli altri corpi musicali viaggiava in treno, sui carretti e, qualche volta, a piedi. In quell’arco di tempo succedettero al direttore Vito Moccia i maestri: Vincenzo Moccia, Carminantonio Di Rienzo e Rocco Moccia. Nel 1900 assunse la direzione del Complesso il maestro Gaetano Grella, il quale la conservò fino al 1914. Dal 1915 al 1917, la Banda fu diretta dai mestri: Michele De Angelis e Michele Acampora, mentre dal 1918 al 1920 fu affidata alla guida artistica del rinomato maestro Pietro Grella, morto giovanissimo in piena stagione concertistica.
Sotto la sua abile direzione, il Complesso venne dotato di uniformi, si creò un buon repertorio musicale, fu fornito di mezzi di trasporto e cominciò ad assaporare le prime grandi affermazioni. Il quinquennio 1921-1925 segnò una continua ascesa artistica della Banda, grazie soprattutto alla preparazione dei suoi maestri direttori: Vincenzo Ferraro, Vincenzo Càfaro e Giovanni Orsomando, padre della nota presentatrice TV Nicoletta ed autore, tra l’altro, delle bellissime marce sinfoniche:
Anima Festosa, Frentanina, Annina e Pupetta Innamorata.
La fama della gloriosa Banda Musicale “Città di Sturno” aumentò notevolmente con l’arrivo del geniale maestro sturnese Francesco Aufiero, il quale ne conservò la direzione dal 1926 al 1931. Da allora, il corpo musicale di Sturno poté competere con le migliori bande d’Italia, classificandosi per molti anni ai primissimi posti. Nel 1929, a Bologna, ottenne il primo premio assoluto per la categoria extra e nel 1931, a Nocera Inferiore (SA), vinse il concorso per professionisti fuori categoria. In questo periodo si distinsero i famosi solisti: Michele Petruzziello e Tommaso Ricciardi, nonché i fratelli Oreste, Giuseppe, Antonio e Gerardo Anzalone, i quali contribuirono in maniera determinante ai grandi successi del Complesso. Dal 1932 al 1937 (la storia della banda “Città di Sturno” è spesso caratterizzata da fasi di durata quinquennale) si avvicendarono nella direzione artistica i noti maestri: Francesco Marchesiello (1932), Virgilio Colella e Giovanni De Rosa (1933), Antonio Iermanni (1934), Attilio Bruni (1935), Gennaro Giordano (1936) e Sabino Raffa (1937).
Nel 1938 ci fu il ritorno del grande Aufiero, il quale rimase a dirigere il Complesso fino al 1940. Richiamato nella Milizia Territoriale, Aufiero formò, a Livorno, la banda della 13ma Legione, che diresse fino al 1944. Nel 1945 riprese la direzione del “Gran Concerto di Sturno” e la conservò fino al termine della sua carriera. Si ricostituiva, così, il binomio Aufiero-Sturno, che si aggiungeva a quelli altrettanto famosi Abbate-Squinzano, Falcicchio-Gioa del Colle, Piantoni-Conversano, Centofanti-Lanciano, D’Ascoli-Lecce. La Banda, composta da sessanta sceltissimi esecutori, fu dotata di mezzi di trasporto propri e si presentò al pubblico con due divise di gala, con lo strumentale nuovo e con un vasto e selezionato repertorio di musica sinfonico-operistica. I successi furono immensi, e centinaia furono i premi e i diplomi collezionati.
Quando, nel 1964, il maestro Francesco Aufiero depose la bacchetta, molti elementi passarono ad altre formazioni o presero la strada dell’emigrazione. La Banda continuò l’attività per altri sei anni con il giovane maestro Oreste Anzalone, sotto la direzione artistica di Aufiero. L’ultima stagione concertistica fu quella del 1968; poi, il glorioso Complesso Bandistico “Città di Sturno”, che per oltre mezzo secolo era stato vanto del paese e dell’Irpinia intera e che, mediante le sue melodie, aveva tanto contribuito alla formazione artistica e all’educazione musicale delle masse popolari, venne definitivamente sciolto. Tra le moltissime onorificenze conquistate in tanti anni di gloriosa attività sono da ricordare, in particolare, diverse medaglie d’oro, una bacchetta d’oro, nonché gli attestati di benemerenza ricevuti dai maestri Alessandro Vessella (1921), Umberto Giordano (1923), Francesco Cilea (1924), Pietro Mascagni (1926) e Raffaele Caravaglios (1929).
Alla luce di tutto ciò, mi viene da chiedere ai nostri attenti lettori: varrebbe la pena rivivere quelle antiche emozioni attraverso l’ascolto di una buona Banda, vivendo in mezzo ad essa per un giorno intero ogni anno e riscoprire, almeno in parte, quello che è, ma che, soprattutto, è stata la vita bandistica? Io credo proprio di si…!
di Augusto Stanco