L’articolo che vi presentiamo, relativo alle antiche fontane di Sturno, è tratto integralmente dal Giornalino Scolastico, realizzato nel maggio 1998 dagli alunni di quarta elementare, oggi ormai diciottenni, sotto la guida degli insegnanti: Antonino Grella, Miranda Calò ed Adelaide Cafazzo. Esso risulta di notevole spessore storico - culturale, in quanto contiene la descrizione di usanze, tradizioni, scene di vita, leggende tipiche sturnesi. L’articolo è pregevole anche sul piano linguistico, poichè dovizioso di termini ed espressioni in vernacolo. Per ragioni di spazio, la redazione ha ritenuto opportuno suddividerlo in due parti, di cui la seconda sarà riportata sulla prossima edizione de "Il Ministrante".
Il nostro paese ha una posizione privilegiata in cui, da sempre, c’è stata abbondanza d’acqua. A testimonianza di ciò, esistono tuttora fontane, sorgenti e pozzi, da cui dipendeva la vita dei nostri antenati. Fino alla realizzazione dell’acquedotto pubblico, avvenuta agli inizi degli anni ’60, la popolazione di Sturno usufruiva dell’acqua da varie fontane, situate in diversi punti del paese. Nella parte più alta, sulla strada che porta alla Cappella, c’era "Fontanatetta" cui si accedeva per vie Cesare Battisti e Salita delle Fonti (da cui il nome). Di essa si trovano ancora i resti. A questa fontana oltre ad attingere acqua potabile, si andava a lavare i panni e le donne si alzavano molto presto per occupare il posto. La sua acqua aveva la caratteristica d’essere tiepida nel periodo invernale e fresca in quello estivo, quindi, c’era sempre un’enorme affluenza.
Fatta costruire dal sindaco Angelo Marino Grella nel 1869, fu ristrutturata nel 1921 insieme all’annesso lavatoio. Perse, però, il suo funzionamento nel 1950, quando per lavori di ripristino eseguiti male, la sorgente deviò il suo corso; l’acqua non è andata perduta, perchè rifornisce altre fontane del paese. Raccontano le nostre nonne, che, per scoraggiare le più paurose ed ingenue, alcune donne parlavano di una "malecosa" che avrebbero incontrato di notte. Poco distante, nel cosiddetto "Vallone", c’era una condotta di portata maggiore, chiamata "Pescelone": qui le donne affluivano per fare il bucato con maggiori disagi, quando la vicina fontana non era più funzionante. Lo stesso Sindaco, sensibile ai problemi del paese, nel 1870 provvide alla costruzione di un’artisica fontana, chiamata "re la Chiazza" in via San Domenico, che riceveva l’acqua dalla sorgente di Fontanatetta. Lo scopo di questa fontana era di rifornire la popolazione di acqua potabile, però c’era il divieto di lavare. Alcune donne vi andavano di notte, dopo aver sbrigato le faccende in casa e messo a letto i propri figli, evitando i rimproveri della guardia comunale.