Fontane
Contemporaneamente alla realizzazione di questa fontana ne fu costruita un’altra con un piccolo abbeveratoio in Piazza Mercato (oggi Michele Aufiero), alimentata sempre dalla sorgente di Fontanatetta. Proseguendo per via E. Grella, alla fine del paese, in territorio frigentino, tra le contrade di Cellaro e Castelluccio, c’era la fontana di "Iennariello". Qui, su questa sorgente, agli inizi del 1800 (periodo in cui Sturno ebbe l’autonomia come Comune), vi era un mulino che utilizzava l’acqua, allora abbondante, per azionare la macina. Gli abitanti di Sturno e di Frigento venivano ad attingere acqua, perchè molto leggera. Dopo il sisma dell’80, vi fu uno sfaldamento e la sorgente è sparita. Abbandonata al degrado, è stata saccheggiata anche dell’antico bacile in pietra, che serviva alla raccolta dell’acqua e all’appoggio delle famose conche in rame, dei "cicini" e "mescetore" (orci e brocche in terracotta). Nella zona denominata Casal Barone, una delle più antiche di Sturno, esiste una fontana omonima con un grosso getto d’acqua e una vasca con funzione di abbeveratoio. In via Trento c’era un’altra fontana detta di "Corterogne".


Anche questa sorgente ha deviato il suo corso ma di recente è stata ripristinata, utilizzando l’acqua di Fontanatetta. In località "Pagliarole" (via Tre Santi), dove un tempo finiva il paese, sul lato destro c’era un grosso pozzo: "Lo Pozzone" o "Lo Pezzone" (oggi al suo posto si trova un’abitazione). Il terreno era sostenuto da un muro di pietra e al centro si trovava una finestra, a forma di arco, dalla quale si attingeva l’acqua. Internamente era murato a volta e l’acqua era sempre abbondante, tanto che per attingerla bastava immergerla bastava immergere il secchio con la mano e rare volte era necessaria la fune. Quest’acqua serviva per vari scopi, ma non per bere, in considerazione anche dell’uso che ne era fatto: era un vero e proprio frigorifero. Ci si metteva in fresco l’acqua, vino e frutta calati in secchi legati a funi, trattenute a ferri conficcati al muro.

Non c’era rischio di furto, perchè tutte le famiglie del vicinato erano affiatate come se fossero state una sola grande famiglia. I pozzi allora erano numerosi e privi di protezione, e, per intimorire i bambini, venivano trasmesse delle credenze come quella di non avvicinarsi, nè affacciarsi, perchè all’interno c’erano: la "Scarafongella", lo "Draone" e la "Lopeca", brutti mostri che li avrebbero tirati giù e annegati. Questo metodo, anche se inculcava paure, risultava efficace per evitare disgrazie. Nelle contrade esistevano pozzi privati e fontane per acqua per sè e gli animali. Tra queste ricordiamo: "Montagniello", oggi priva di acqua, perchè, per lavori eseguiti nelle vicinanze, la sorgente ha deviato il suo corso; di "Masto Marino" presso il macello; la "Palata" in località Sterparo e di Serradenzita. Qui i viandanti un tempo si dissetavano tranquillamente, perchè sicuri della potabilità.